Marco Pannella è morto il 19 maggio, a Roma, all’età di 86 anni. Era un politico anticonformista che, in un Paese profondamente cattolico, era riuscito a far approvare la legge sul divorzio e quella sull’aborto.
La sua morte è stata annunciata da “Radio Radicale”, l’emittente da lui fondata nel 1976, con il sottofondo del requiem di Mozart, come aveva espressamente richiesto lui stesso (era malato di cancro ai polmoni e al fegato). Pannella era un personaggio polemico e non convenzionale che aveva dominato il Partito Radicale, una forza politica fondata da lui e da altri nel 1956. Grazie al suo attivismo, il partito si guadagnò un’inaspettata influenza politica, maggiore di quella che ci si sarebbe aspettati, soprattutto se si tiene conto del numero dei deputati radicali eletti in Parlamento. Nel 1979 il Partito Radicale, il cui simbolo era una rosa rossa stretta in un pugno, ottenne infatti il 3,4 per cento dei voti e 18 dei 630 seggi alla camera dei deputati. Pannella fu deputato dal 1976 al 1994 ed europarlamentare dal 1979 al 2009.
Caparbio regista della disubbidienza civile e conoscitore dell’arte politica, Pannella difese i diritti delle donne, dei detenuti, dei gay e degli obiettori di coscienza. Lottò per abolire la pena di morte e la caccia, ma anche per fermare la proliferazione degli armamenti.
Nel 1969 cominciò uno sciopero della fame per fare in modo che il Parlamento fissasse i termini delle votazioni sulla legge Fortuna-Baslini, la legge sul divorzio. Nel 1974 ripropose la stessa strategia gandhiana, digiunando e ingerendo solo quattro cappuccini al giorno e molte vitamine (dopo 78 giorni aveva perso quasi trenta chili), per rivendicare il diritto d’accesso in tv della Lega italiana per il divorzio (LID) e del Partito Radicale, e per sollecitare la Camera dei deputati a fissare l’inizio della discussione sull’aborto. «Non pretendiamo che tutti siano d’accordo con noi», disse all’epoca il leader radicale. «Chiediamo solo la possibilità di presentare la nostra causa». Il Partito Radicale, con grande costernazione del Vaticano, riuscì a costruire un movimento a sostegno dei referendum e delle leggi che hanno regolarizzato il divorzio e l’aborto in Italia.
Pannella combatté per la legalizzazione della marijuana e dell’hashish, anche con l’obiettivo di indebolire le mafie. Nel 1995, indossando un costume giallo da Babbo Natale, distribuì gratuitamente hashish in piazza Navona, per protestare contro la legislazione italiana sulle droghe. In primo grado fu condannato a due mesi e venti giorni di reclusione e a un milione di lire di multa (oggi sarebbero 516 euro), condanna sostituita con la pena complessiva di sette milioni di multa (3.615 euro).
Il leader radicale denunciò la violazione dei diritti civili da parte dei governi comunisti dell’Europa dell’Est, contribuì alla nascita del movimento ambientalista, combatté per concedere il diritto di voto ai diciottenni e sostenne la creazione dell’Unione europea. Nel 1979 Pannella rubò la scena alla benedizione pasquale di papa Giovanni Paolo II organizzando una marcia contro lo sterminio per fame nel mondo, che si concluse a piazza San Pietro. Il papa, riconoscendo tacitamente la causa dei manifestanti, invitò la folla a «pensare ai bambini che, nella loro debolezza, sono i più amati da Cristo».
Nel 1984, nell’ambito di una campagna contro il dislocamento in Sicilia dei missili statunitensi Cruise, il Partito Radicale pubblicò un elenco dettagliato di tutte le basi militari sul territorio italiano dove erano conservate armi nucleari. Nel 1987 Pannella attirò l’attenzione internazionale candidando alla Camera dei deputati l’attrice porno Ilona Staller, che venne eletta.
Molti videro nel Partito Radicale un’utile valvola di sicurezza in decenni caratterizzati da grandi sconvolgimenti politici. «In un Paese dove quasi non esistono gruppi di interesse pubblici per le cause sociali», scrivevano Frederic Spotts e Theodor Wieser nel loro libro “Italy: a difficult democracy”, pubblicato nel 1986, «il Partito Radicale ha dato a decine di migliaia di italiani un senso di partecipazione al processo politico, offrendo ai giovani meno allineati la possibilità di portare avanti una legittima attività politica in un periodo in cui per molti l’alternativa era il terrorismo».
Giacinto Pannella, detto Marco, era nato il 2 maggio 1930 a Teramo, tra la costa adriatica e l’Appennino. Suo padre era un ingegnere discendente di una famiglia della borghesia agraria, mentre la madre aveva origini francesi e svizzere. Nel 1955 Pannella si laureò in giurisprudenza all’Università di Urbino e lavorò poi come giornalista. Non si sposò mai. Lascia la compagna di una vita, Mirella Parachini. Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha ricordato Pannella definendolo un «leone della libertà». Anche il Vaticano ha salutato con rispetto il leader radicale, nonostante i molti scontri del passato. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha dichiarato che Pannella «era una persona con cui ci siamo trovati spesso in passato su posizioni discordanti, ma di cui non si poteva non apprezzare l’impegno totale e disinteressato per nobili cause».