Oliviero Toscani, oggi che Pannella è morto tutti lo santificano, ma in vita la stima e il rispetto non erano gli stessi…
«Infatti alle elezioni non prendeva neanche l’1 per cento. Il fatto è che noi italiani siamo corrotti, corruttori, corruttibili. Ci dividiamo sempre in curva Nord e curva Sud, lui invece stava in tribuna centrale, e non perché stesse politicamente in mezzo, ma come visione del mondo. Gli italiani sono o comunisti o fascisti, anzi leghisti che è anche peggio, perché non hanno neanche il senso dell’architettura».
Perché la gente lo ascoltava ma non lo votava?
«L’Italia ha delle grandi eccellenze in qualsiasi campo: arte, cinema, architettura, scienza… In qualsiasi campo, ma non nella politica. L’unico era lui. A parte Pannella gli altri curavano e curano solo i propri interessi. Lui era troppo avanti per un Paese come il nostro. D’altronde, se insegni in qualsiasi università, sei fortunato se il 2 per cento dei tuoi allievi diventerà un chirurgo, un ingegnere, un architetto eccellente. Siamo un Paese mediocre che non vuole le eccellenze».
Forse la sfortuna di Pannella è stata di nascere in un Paese in cui l’influenza della Chiesa è molto forte…
«Sfortuna o fortuna? Se anche fosse nato francese avrebbe affrontato gli stessi problemi con l’identica forza. Ma era troppo avanti. C’è solo una cosa peggio di arrivare in ritardo, ed è arrivare troppo in anticipo, e lui era in anticipo su tutto. Se Gasparri e gli altri cominciano a pensare che la politica può essere anche altro, è merito suo».
Ci racconta un episodio significativo della sua amicizia con Pannella?
«Ero a casa mia in Toscana, con mia madre. Mia madre era socialista da sempre, perché anche suo padre lo era. Era l’ultimo periodo di Craxi, i socialisti si stavano disgregando. Pannella era venuto a trovarci. Quando mia madre l’ha visto, ha cominciato a dirgli: “Marco, adesso deve fare lei il segretario, lei che è una persona onesta, lo faccia lei, la prego…”. Lui le ha risposto: “Non è la prima persona che me lo ha proposto”. Purtroppo l’idea non si realizzò e in quel modo è sparito e nessuno l’ha più votato, tranne me naturalmente. A casa mia si votava soltanto per lui».
Delle molte battaglie che Pannella ha combattuto, quale ha sentito più vicina e quale reputa fosse la più coraggiosa?
«Non ce n’è una più coraggiosa delle altre. Lui difendeva il senso di libertà dell’individuo. Marco difendeva la libertà di poter difendere la libertà, solo così si crea la libertà. Poter pensare da liberi senza ricatti. Ma ve lo ricordate quando si presentava vestito da serbo, o da croato, e ci ammoniva a quel che sarebbe potuto accadere in Jugoslavia? Vedeva i problemi prima degli altri. E poi è l’unico che è diventato povero facendo politica. Era un uomo normale. Oggi la politica è fatta da subumani corrotti e malefici. Certo, per un periodo ha subito anche il fascino del liberalismo di Berlusconi».
Ci credeva davvero?
«Diciamo che ci sperava. Marco era un uomo delle speranze».
L’ha visto anche negli ultimi tempi?
«Eravamo amici, sono andato a trovarlo. Era già un po’ confuso, era sedato. Guardava i piccoli uccelli che arrivavano sul balcone, e si chiedeva se fossero sempre gli stessi. C’era un gran andirivieni di persone che andavano a trovarlo per leccargli il culo. È andato anche il presidente del Consiglio, ma non ha aperto bocca. E quando hanno chiesto a Marco se fosse andato anche Renzi, lui ha risposto: “Renzi chi?”».