Il Giorno
del 20 Maggio 2016

Un corpo di libertà


di Sofia Ventura

Nella politica disincarnata della Prima Repubblica, dove scoprimmo l’esistenza del corpo dalle immagini di Aldo Moro prigioniero e poi senza vita e dalla morte in diretta di Enrico Berlinguer, Marco Pannella portò il suo corpo come simbolo di passione politica, esempio di sacrificio in nome della causa, strumento di protesta. L’energia inesauribile che lo animava, nei comizi e negli interminabili interventi ai congressi radicali, creava quella magia carismatica altrimenti estranea all’Italia consociativa e la parola e il corpo divenivano un tutt’uno. Il corpo segnato dai digiuni costituiva la rappresentazione concreta, palpabile, di come la politica lo trapassasse e di come la sua idea di politica, in quel caso in particolare la non violenza gandhiana desse forma al suo essere. Il bavaglio sulla bocca e il silenzio durante un’intera Tribuna politica nel 1978 sostituì alla parola l’immagine di un corpo impedito ad esprimersi con la parola, ma che si mostrava per gridare contro il ‘furto di informazione’.

Marco Pannella era davvero un’animale politico, nel senso che, come nella concezione greca del cittadino della polis, il suo essere ‘era’ in quanto essere politico. Il Partito Radicale come famiglia, amata e tiranneggiata, è sempre stato al servizio della sua necessità di esprimere quella sua particolare umanità, anche il 15 di agosto. E ingordo di politica come lo era del fumo delle sue terribili sigarette, se non ha mai risparmiato gli altri, non ha mai risparmiato se stesso e il suo corpo.

In Italia il tema del rapporto tra corpo e politica è tornato in auge con Berlusconi, nelle democrazie mediatizzate di oggi esso è parte del più generale tema di una politica che è sempre più rappresentazione, dove l’immagine del corpo del leader è cruciale. Ma di immagine, soprattutto, si tratta, creata con attenzione. Il caso di Pannella è diverso, perché se ha fatto politica anche attraverso l’immagine, il suo corpo è sempre stato un corpo reale, nella sua prepotenza, violenza e non violenza, nella sua sofferenza: un corpo che ‘era’ politica. Tanto era un ‘corpo politico’, che Pannella lo mise al servizio di una politica per i corpi, i corpi di chi muore di fame, i corpi di chi non deve essere costretto contro la propria volontà a dare la vita o ad amare chi non ama più, i corpi malati che chiedono la pietà del sonno eterno. Ora il suo corpo riposa, ma la sua forza ha cambiato questo Paese.