31 ottobre 1962

Luce equivoca sull’ex zia del piccolo Eric


Depone il commissario Denis che in tre mesi fece arrestare i rapitori

Versailles. L’ingresso in scena del commissario principale Denis, nel corso della complicata inchiesta per il rapimento del piccolo Eric, portò, in tre mesi, all’arresto dei colpevoli. Il suo ingresso in aula, oggi, nel corso della seconda udienza del processo, ha ridato le sue vere, più ampie proporzioni all’“affare” Peugeot, ai suoi retroscena, così importanti da avere giustificato tanti gravi sospetti nell’opinione pubblica. La famiglia Peugeot, come è giusto, è tornata alla ribalta. Cosa ha dichiarato, durante l’ora di serrata deposizione, il commissario Denis? Tra l’altro, per limitarci all’essenziale, questo:

1) Non appena l’inchiesta fu aperta, spontaneamente, funzionari di polizia di Bordeaux segnalarono a Parigi che Colette Peugeot, moglie d’Antoine, zio di Eric, doveva essere a loro avviso considerata come un elemento suscettibile di interessare l’inchiesta.

2) Ancora sei mesi dopo, spontaneamente, ispettori di polizia di Bordeaux tornarono alla carica, a Parigi, richiamando ancora l’attenzione su questo personaggio.

3) Che quando fu messa di nuovo in causa, sette mesi dopo l’arresto, da Rolland (che può benissimo, come dichiara oggi, aver tutto inventato) come ispiratrice del “terzo” uomo (indicato da Larcher, in un primo tempo, come il vero organizzatore del colpo), Colette Peugeot venne interrogata per oltre sette ore consecutive, sottoposta a diversi altri interrogatori e confronti e che la sua casa fu perquisita.

«Rolland ha detto contro di me cose, signor Presidente, con il vostro permesso, irriferibili, mostruose…», dichiara verso la fine della udienza la stessa signora, ascoltata, con molta discrezione, dal tribunale per appena un quarto d’ora fra le 18,45 e le 19, poche ore dopo il commissario Denis.

Chi è dunque Colette Petit Peugeot? Il presidente, discreto, non glielo chiede. Ma il commissario Denis, lo ha raccontato. Una giovane che ha avuto una vita «molto avventurosa», in ambienti «molto dubbi», di Marsiglia; che sposa il 13 giugno del 1958 Antoine Peugeot, vedovo con sei figli. A Bordeaux ove spesso abitano, la madre di Colette ha un locale molto sospetto, che dirige con un ex paracadutista, di vent’anni più giovane di lei, con cui si è recentemente risposata. I legami di quest’ultimo con il milieu non devono essere pochi, se la polizia ha dovuto in più riprese tentare di accertare le sue responsabilità in gravi episodi criminali, in diverse località della Francia e d’Europa.

Tre mesi dopo il rapimento di Eric, Jean-Pierre Peugeot, il “vecchio capo” della grande famiglia (che ha fin dal primo giorno diretto con pugno di ferro le “operazioni” della famiglia verso la polizia, i rapitori e l’opinione pubblica), impone ad Antoine di separarsi da Colette. Il divorzio è infine pronunciato nel marzo di quest’anno. Tanto vale dire che, prima di marzo, se si fosse celebrato il processo (e molti si sono chiesti perché si fosse atteso tanto a tenerlo) la famiglia Peugeot sarebbe stata presente al processo attraverso un “testimone” a lungo apparso sospetto e comunque meritevole di grande attenzione da parte della polizia.

Poiché nulla è stato provato contro Colette Petit ex Peugeot, è normale e giusto che sia venuta a deporre in questo tribunale solo come testimone. Ci sembra però che l’estrema discrezione del presidente, della pubblica accusa, della difesa, di tutti nell’interrogare la donna appaia, anche nel quadro di questo preciso processo, come eccessiva.

Il commissario principale Denis merita le felicitazioni che la Corte, il pubblico ministero gli hanno presentato; e, a nostro avviso, anche per un’altra ragione. Egli ha infatti confermato che un alto funzionario dell’Interpol, a due riprese, fin dal novembre precedente l’arresto di Larcher e Rolland, aveva indicato in costoro i probabili colpevoli del ratto. La polizia, che brancolava ancora nel buio più assoluto, non dette nessun seguito, sino al giorno in cui Denis assunse la responsabilità diretta dell’inchiesta, alle indicazioni di un così autorevole collega.

Diremo, oggi, che questa seconda udienza è stata dunque clamorosa e conclusiva? Che tutta la verità è stata infine esposta? No. Ma oggi ci è già più facile accettare lo svolgimento del processo quale lo si è voluto: una corsa verso le condanne, e condanne le meno gravi possibili, di Larcher e di Rolland. Su questo piano la giornata non è stata favorevole a Larcher. Il problema centrale appare ormai chiaro: riuscirà Rolland ad apparire solo come un “modesto operaio agli ordini del capomastro” Larcher?

Alla fine dell’udienza, dopo la signora Peugeot, hanno deposto Lise Bodin, ex miss Danimarca, lo studente Rothman, ora diventato medico, Rolande Niemeszyk, la donna di Larcher. Se la sono cavata con l’aiuto del tribunale, a poco prezzo. Non sospettavano nulla, non sapevano nulla.

Domani il processo avrà la sua giornata conclusiva; requisitoria del Pm, arringa della parte civile e arringa della difesa. In serata è attesa la sentenza.

Marco Pannella